Certe storie hanno un filo in comune: nel mio caso, la musica e il mare. Da Livorno a Genova il viaggio non è lungo e il panorama cambia di poco, con la sua linea blu che corre accanto alla strada e il suo odore amico che ti segue fino alla meta. Non che la mia città mi andasse…"stretta", ma cercavo, come tutti i giovani, orizzonti e prospettive nuove. Nei primi anni sessanta la musica era più che un linguaggio universale o il codice comune a tutti i giovani che si riunivano nelle cantine e si ritagliavano i loro spazi-palcoscenico sull'onda dei Beatles o dei Rolling Stones: nel mio caso si trattava di vera e propria cultura personale. Cercavo una formazione, i consigli di un maestro che sapesse dare un'impostazione alla mia voglia di musica e di comunicare attraverso la musica.
Ho sempre pensato che la musica sia un ottimo veicolo di comunicazione sociale; non prettamente politica o, almeno, non nel senso peggiore del termine: "partitica". La politica in sé, come espressione di dialogo democratico in vista del benessere di tutti, ha una finalità mobilissima; il problema è che, spesso, il significato originario della parola viene sminuito e travisato. Ne parlo perché un po' da tutti, ormai quasi "convenzionalmente", gli anni sessanta si identificano con un esplosivo fermento politico. Non che non ci fosse, ma è altrettanto vero che non in tutti i posti ed in ogni situazione si manifestasse con la stessa intensità e caratteristiche. Tutto sommato Livorno e Genova erano posti abbastanza tranquilli: pur nell'essere delle città, conservavano ancora una certa dimensione "provinciale", più raccolta e meno esposta ai fremiti delle grandi città. Gli "Astratti", il mio primo gruppo (non ho mai perso l'abitudine, direi quasi il piacere, di fondare gruppi!) sono stati per me comunque determinanti per la mia prima formazione, esperienze, progetti…A Genova, nonostante gli impegni di studio, non volevo fare a meno di quella realtà che non volevo mi mancasse: quella di suonare in un gruppo. Avevo già delle solide basi: studio di pianoforte al Conservatorio "Pietro Mascagni di Livorno": cercavo un approfondimento che mi permettesse, nella maniera migliore, di "costruire musica" per farne il mio principale veicolo di comunicazione. A Genova ho avuto la possibilità di studiare armonia, composizione e orchestrazione presso il Maestro Mario Moretti del Conservatorio Paganini, ma ho "allargato la mia visuale" anche grazie allo studio di recitazione, dizione e regia collaborando con la Scuola di Teatro "Quelli di Grock", a Milano. Genova era comunque diventata la mia città: là mi ero ormai stabilito, trovando una prima sistemazione nell'albergo del signor Gianni De Scalzi, a Sturla. C'era un pianoforte nell'albergo e il figlio del signor Gianni, Vittorio, amava suonare la chitarra ed era decisamente in gamba: era, quindi, praticamente inevitabile che finissimo col suonare insieme.
Il Conservatorio Paganini di Genova...