

Quando
iniziai a collaborare con i N.T., nei primi giorni il rapporto era solo lavorativo.
Poi quando, terminate le prime serate, ci toccarono dei giorni di "day off" Gianni
si dimostrò fin da subito, nei miei confronti, molto cordiale. Dopo qualche sera
(nel frattempo mi ero sistemato nell'hotel di Vittorio a Sturla) Gianni mi invitò
a cena a casa sua: sua zia, che faceva da mamma a lui e a suo fratello, voleva
conoscermi. Fu come aver cenato a casa mia, per la cordialità ricevuta: passai
una serata in cui sentii del calore familiare e, soprattutto, l'orgoglio per suo
nipote Gianni che traspariva nei discorsi della zia. Con l'andare del tempo, costantemente
Gianni mi portava i saluti e l'invito a cena, così da trascorrere un'altra bella
serata: la zia si preoccupava per me, fuori di casa, lontano dalla mia famiglia.
Questa era la Famiglia di Gianni: praticamente rispecchiava il buon carattere,
leale e sincero, di un ragazzo che, con tanti sacrifici, aveva scelto una strada
difficile e in salita. Con Nico non ci fu un approccio così diretto come con Gianni,
ma si instaurò una certa confidenza e lui mi raccontò come fu il suo ingresso
nella musica. Fu suo padre, musicista come lui, ad introdurlo nel campo: mi confidò,
che come inizio, imparò a suonare la fisarmonica per poi, solo in un secondo tempo,
passare alla chitarra.
La
cosa che mi impressionò fu quando mi raccontò che, per un periodo di tempo, come
lavoro faceva l'elettricista. Fin qui niente di particolare, se non che il lavoro
consisteva nel salire sopra piloni e viadotti, con altezze di 40-50 metri, per
gli allacciamenti dei cavi. Dopo quel racconto cominciai a capire il valore di
quei ragazzi che, prima di diventare degli "artisti" conosciuti, erano stati,
come me, anche loro "comuni mortali". Mauro non lo ho frequentato più di tanto:sapevo
che veniva da una famiglia di Imprenditori e, se non sbaglio, suo padre aveva
la distribuzione di un genere di consumo della Mira Lanza. Comunque, per il tempo
in cui Mauro è stato uno dei New Trolls, con me si è sempre comportato correttamente
e con rispetto. Per ragioni che non conosco poi ha deciso di interrompere il rapporto
con i N.T. Secondo il mio parere la decisione può essere cercata nel passaggio
da una situazione di gioco, di musicisti dilettanti, al professionismo, con le
conseguenze che il tutto comporta: lo stare sempre in giro per alberghi, viaggi
continui e, soprattutto, la lontananza dalla famiglia, credo abbia fermato la
spinta musicale di Mauro.

Questa
è una mia personale interpretazione di quanto possa essere successo per il suo
ritiro. Giorgio! Giorgio il bassista! Nel gruppo era il dandy, per dirlo in inglese:
sempre impettito, nel privato vestiva classico, scuole classiche, giocatore di
tennis e frequentatore di circoli come quello di Corso Italia, tra i più esclusivi.
Durante i concerti difficilmente si muoveva più del dovuto; nelle interviste era
sempre razionale, mai impacciato, non perdeva mai il controllo. Sempre la massima
correttezza con tutti, comprese le maestranze. Esteticamente il bello del gruppo,
a detta delle fans. Appassionato di auto, in seguito acquisterà un'auto da sogno,
una Laborghini Miura S nera. Devo dire che, musicalmente era sul normale, ma il
suo apporto e la sua verve (poetica) hanno influito in modo fondamentale sui testi
delle canzoni. Vittorio!!! Il polistrumentista del gruppo suonava la chitarra,
le tastiere, il basso, il flauto: varie volte l'ho visto e sentito suonare anche
la batteria. Come carattere…un po' difficile, molto esigente, sempre alla ricerca
della perfezione. Ed è proprio nella sua cocciutaggine, nella ricerca, nel riprovare
con ossessione fino alla nausea, che i NT sono riusciti ad ottenere risultati
che li avrebbero portati ai vertici, tra i gruppi musicali dell'epoca.
Molti
sono stati gli scontri su come arrangiare un pezzo o per l'inserimento di un testo:
prima di decidere se un pezzo era finito le discussioni erano molto accese però,
alla fine, i risultati si sono visti, ossia…sentiti. Ricordo che gruppi come i
Matia Bazar o i Ricchi e Poveri, la stessa Mia Martini e la sorella Loredana Bertè
si ritrovavano dopo le serate del Festival a sentire i N.T. che, in quel periodo,
lavoravano in un locale di San Remo riscuotendo grandi consensi. Queste mie considerazioni
non sono demagogia o dei salamelecchi: con questi Ragazzi, come io li chiamavo,
essendo già allora più vecchio di loro, ci si è intesi subito, chiarendo fin dal
principio i ruoli e le competenze. Da loro ho ricevuto una completa fiducia che
ho ricambiato "in toto".