Mi sono sempre chiesto: perché mi sono messo a fare il fonico? Come già ho avuto modo di spiegare riguardo a come mi sono ritrovato nel mondo dello spettacolo, secondo il mio punto di vista e anche analizzando l'esperienza diretta, acquisita negli anni, devo dire che, in qualche modo, ti ritrovi con un grande potere. Mi spiego meglio: non intendo quel potere in cui un industriale gestisce l'economia della sua azienda acquisendo anche il potere di gestire la vita di persone nel bene e nel male, bensì di un…potere artistico: la possibilità di gestire le potenzialità artistiche di musicisti che creano con la loro verve musicale delle canzoni in cui mettono in gioco i loro modo di essere, i loro sogni, la loro maturità che riescono ad acquisire anche con lo stare insieme tra di loro aumentando, così, le loro possibilità creative. Tutto questo se lo ritrova tra le mani il FONICO. In quei momenti in cui loro, il gruppo o il cantante del caso, danno il loro massimo tu hai questo loro potere da gestire e lo devi fare nel migliore modo possibile, perché loro si affidano a te, sono nelle tue mani. E' in quel momento che devi tu a tua volta fare uscire quella parte "artistica" di te dove devi assimilare i loro modi di essere sia artistico che umano, per gestire al meglio le performances che quei ragazzi in quel momento stanno mettendo nelle tue mani. Nel momento in cui riesci ad avere una totale sintonia con i musicisti vuol dire che stai facendo un buon lavoro (un buon mixaggio) e ti senti partecipe fino ad avere la pelle d'oca come molte volte mi è successo nella mia carriera, allora quel potere si è trasformato in un lavoro ben riuscito.
Tutta questa considerazione mi è scaturita analizzando le varie tipologie di lavori che si svolgono nell'ambito musicale, dalla registrazione di un programma televisivo ad un concerto dal vivo o ad una performance teatrale. Credo che, da mia esperienza diretta, le registrazioni televisive siano uno dei mali per lo spettacolo: quando sei in uno studio per registrare, sia l'artista che i tecnici non danno quello che effettivamente potrebbero dare se fossero davanti ad un pubblico vero che applaude solo per il piacere di farlo perché, in quel momento, sente che gli stai dando qualcosa di artistico, mentre in studio gli applausi o le risate sono a comando. Poi in montaggio il tutto viene trasformato, appiattendo anche quelle poche sensazioni che l'artista in quel momento ha dato. Mentre il lavoro LIVE di cui mi sono innamorato ed in seguito ho "sposato" come mia professione ti dà quelle sensazioni che ti portano, in qualche modo, a tirare fuori la tua vena artistica che, se impiegata bene, ti da una gioia ed un appagamento indescrivibili, facendoti superare tutti quei momenti difficili (anche esistenziali) per la scelta di quel tipo di lavoro. Io parlo in questo momento per me ma chi ha intrapreso questo mestiere credo che si riconoscerà in quello che ho scritto. Credetemi: i New Trolls, nel periodo in cui io lavoravo con loro, riuscivano a farmi venire la pelle d'oca, i brividi, con il loro impasto di voci e le sonorità delle loro melodie, dandomi una carica per continuare con più impeto nel mio lavoro.
Ecco perché ho poi scelto di fare " Il fonico": queste sensazioni le provi solo dal vivo, quando l'artista, sia esso di teatro, un musicista o altro, nel momento in cui si ritrova su un palcoscenico di fronte ad un pubblico, cerca di dare il massimo: quando questo succede in parte è anche per merito tuo, del fonico. Ciao Paolo Garbo.