La storia dei Trolls di Genova inizia nel 1965: bastavano una cantina e un paio di chitarre a fare musica, come gli stessi protagonisti raccontano in una loro canzone. Tutto un movimento "underground" cercava di mettersi in luce sulla scia successi delle grandi band contemporanee inglesi e americane, strappava accordi per sagomare una propria definizione di musica, una connotazione specifica che ti facesse riconoscere fin dalle prime note con maggiore o minor fortuna fra un pubblico giovane, da un locale all'altro della città: l'importante era suonare insieme. Sono gli anni del progressive, della ricerca di nuove sonorità, turbati e travolgenti allo stesso tempo ma, se sei uno che ci sa fare, riesci sempre ad avere l'intuizione giusta per far scattare qualcosa di interessante. Un giornalista, un critico musicale che osservava il movimento dei giovani gruppi genovesi degli anni 60 ha avuto un'idea che, ormai, dura da oltre trenta anni: cinque nomi da far suonare insieme in una band ideale formata da quelli che, a suo giudizio, erano i migliori musicisti della città. Non restava che provarci, fosse solo per curiosità o perché già si sentiva che ne sarebbe potuto venir fuori un progetto interessante. Vittorio De Scalzi, Nico Di Palo (chitarre), Gianni Belleno (batteria), Giorgio D'Adamo (basso), Mauro Chiarugi (tastiere) decidono di incontrarsi, prendono i primi accordi, definiscono le prime traiettorie di percorso di un progetto poco più che sperimentale a cui danno il nome di New Trolls. Provano per alcuni mesi, costruiscono, mettono a punto un sound unico dato dalla miscela delle caratteristiche di cinque elementi dominanti e, naturalmente, il successo non tarda ad arrivare: François Bonnier ne è entusiasta e li sceglie come supporters per il tour italiano dei Rolling Stones nella primavera del 1967. E' solo il primo passo, percorso con l'entusiasmo della musica nuova: dopo un tour estivo in Costa Azzurra, un passaggio su Telemontecarlo, i primi tour per l'Italia in locali di successo come il "Club 64" di Sanremo arriva il primo contratto discografico ed il primo 45 giri, dal titolo "Sensazioni" / "Prima c'era luce".
Il resto diventa storia, forse anche un po' leggenda, aneddoto e aforisma: credo di averne sentite tante, di tutti i colori..! Qualcosa di sempre diverso, inquieto, mai definitivo o stabile nella musica come nelle diverse formazioni della band susseguitesi negli anni. Dal 1967, tanta strada davanti, e non solo in senso figurato, nei grandi festivals come il Festival di Rieti, nel quale la canzone "Sensazioni" ottiene il premio della critica. Sicuramente era meno facile, rispetto ad oggi, disporre dei mezzi tecnici adeguati e gli effetti tecnici applicati alla melodia di un brano erano degli illustri sconosciuti. Raccontano che, durante la registrazione del 45 giri "Sensazioni", quasi immediatamente il tecnico del suono intervenne ad interrompere l'esecuzione del loro brano: "Ragazzi, c'è qualcosa che non va: il segnale distorce. Bisogna eliminare il rumore!"
Mi domandavo chi dei NT (e come) avesse spiegato al povero tecnico che i distorsori erano stati applicati deliberatamente alle chitarre proprio per connotare una melodia specifica..! Dopo un concerto nel maggio del 2000 lo chiedo a Nico; mi guarda tra il perplesso e il divertito: "Sono stato io..! Avevo costruito i distorsori proprio perché volevo quel suono e mi si viene a dire: - Rifacciamo daccapo perché la musica distorce!" E, sempre nel 1967, i favori della critica in Italia. La preparazione tecnica della band si dimostra immediatamente ricchissima ed articolata, rielaborando originalmente e fondendo le formule del folk, le chitarre eccezionali di Jimi Hendrix, Neil Young, Dave Davies (con Nico Di Palo quotato nel "Melody maker").
Le abilità di polistrumentista di Vittorio De Scalzi, l'eccezionale dinamismo delle sue tastiere, soprattutto dell'organo Hammond (negli anni seguenti Vittorio avrebbe lasciato le chitarre a Nico Di Palo e Ricky Belloni per concentrarsi in prevalenza sulle tastiere), e del flauto (degno di rilievo soprattutto nel "Concerto grosso n.1", 1971) che era possibile riscontrare solo in Ian Anderson dei Jethro Tull; l'accurata preparazione del batterista Gianni Belleno, sicuramente tra i migliori in Italia, con il suo drumming imprevedibile, poliedrico e una grande preparazione tecnica che ogni volta mette in mostra nel lungo assolo del Concerto Grosso. Il successo arriva nel giro di pochi mesi: "Quella cantina adesso è un palcoscenico".